Vangelo del giorno

Martedì 3 Marzo

Libro di Isaia 1,10.16-20.

Udite la parola del Signore, voi capi di Sòdoma; ascoltate la dottrina del nostro Dio, popolo di Gomorra!
Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male,
imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l'oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova".
"Su, venite e discutiamo" dice il Signore. "Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.
Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra.
Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato".

Salmi 50(49),8-9.16bc-17.21.23.

Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici;
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.
Non prenderò giovenchi dalla tua casa,
né capri dai tuoi recinti.

Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,
tu che detesti la disciplina
e le mie parole te le getti alle spalle?

Hai fatto questo e dovrei tacere?
forse credevi ch'io fossi come te!
Ti rimprovero: ti pongo innanzi i tuoi peccati.
"Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onora,

a chi cammina per la retta via
mostrerò la salvezza di Dio."

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 23,1-12.

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei.
Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.
Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange;
amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe
e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì''dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare "rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.
E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.
E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.
Il più grande tra voi sia vostro servo;
chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.»

San Pascasio Radberto

"Chi si abbasserà sarà innalzato". Non soltanto Cristo ha detto ai suoi discepoli di non farsi chiamare maestri e di non avere cari i primi posti né qualsiasi altro onore, ma lui stesso ha dato nella sua persona l'esempio e il modello dell'umiltà. Mentre il nome di maestro gli è stato dato, non per compiacenza, ma per diritto di natura, perché "tutte le cose sussistono in lui" (Col 1,17), nella sua venuta nella carne ci ha comunicato un insegnamento che ci conduce alla vera vita e, poiché egli è più grande di noi, ci ha "riconciliati con Dio" (Rm 5, 10). È come se ci dicesse: Non abbiate cari gli onori, non desiderate farvi chiamare maestri, come infatti "io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca e giudica" (Gv 8,50). Tenete i vostri sguardi fissi su di me, perché "il figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti" (Mt 20, 28).

Sicuramente in questo brano del vangelo, il Signore ammaestra non soltanto i suoi discepoli, ma anche i capi delle Chiese, prescrivendo loro di non lasciarsi trascinare dall'avidità a ricercare gli onori. Al contrario, "colui che vorrà diventare grande" sia il primo a farsi, come lui, "servo di tutti" (Mt 20,26-27).

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