Fratelli, se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge.
Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio,
idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni,
invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio.
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé;
contro queste cose non c'è legge.
Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri.
Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.
Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.
Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere.
Non così, non così gli empi:
ma come pula che il vento disperde.
Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
ma la via degli empi andrà in rovina.
In quel tempo, Gesù disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre.
Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze.
Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Uno dei dottori della legge intervenne: «Maestro, dicendo questo, offendi anche noi».
Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».
Si trovano forme di zelo non buono che appaiono buone. Per esempio lo zelo dei farisei, stretti osservatori della legge esteriore. Questo zelo, per così dire "amaro", (...) viene non dall'amore di Dio e del prossimo, ma dall'orgoglio. Chi ne è preso è pieno di una stima esagerata della propria perfezione; non ha per ideale che il proprio; e quanto non si accorda con esso viene per forza denigrato; vuole piegare tutto al proprio modo di vedere e di fare: da ciò i dissidi; questo zelo finisce nell'odio.
Vedete con quale asprezza i Farisei, animati da questo zelo, andavano contro il Signore, gli ponevano domande insidiose per tendergli trabocchetti e insidie, cercando non di conoscere la verità, ma di trovare Cristo nell'errore. Guardate come insistono, come lo provocano a condannare la donna adultera: "Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?" (Gv 8,5). Guardate come gli rimproverano di compiere guarigioni il giorno di sabato (Lc 6,7); come si lamentano che i discepoli colgano le spighe il giorno di riposo (Mt 12,2); come si scandalizzano di vedere il divin Maestro prendere cibo con peccatori e pubblicani (Mt 9,2); sono tutte manifestazioni di quello zelo "amaro" dove entra spesso l'ipocrisia.