Beato l'uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.
Nessuno, quando è tentato, dica: "Sono tentato da Dio"; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male.
Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce;
poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand'è consumato, produce la morte.
Non andate fuori strada, fratelli miei carissimi;
ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento.
Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature.
Beato l'uomo che tu istruisci, Signore,
e che ammaestri nella tua legge,
per dargli riposo nei giorni di sventura.
Perché il Signore non respinge il suo popolo,
la sua eredità non la può abbandonare,
ma il giudizio si volgerà a giustizia,
la seguiranno tutti i retti di cuore.
Quando dicevo: "Il mio piede vacilla",
la tua grazia, Signore, mi ha sostenuto.
Quand'ero oppresso dall'angoscia,
il tuo conforto mi ha consolato.
In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo.
Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!».
E quelli dicevano fra loro: «Non abbiamo pane».
Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito?
Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate,
quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici».
«E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette».
E disse loro: «Non capite ancora?».
Se squarciassimo il velo e fossimo vigilanti e attenti, Dio si rivelerebbe a noi incessantemente e godremmo della sua presenza in tutto quel che ci accade; ad ogni cosa diremmo: «Dominus est, è il Signore!» (Gv 21,7). E in tutte le circostanze ci accorgeremmo di ricevere un dono di Dio. (...) Se avessimo fede, saremmo grati a tutte le creature, le accoglieremmo, le ringrazieremmo interiormente del fatto che, guidate dalla mano di Dio, siano utili e si rendano così vantaggiose alla nostra perfezione.
La fede è la madre della dolcezza, della fiducia, della gioia. Non si può avere troppa fiducia nella volontà di Dio e troppo abbandonarvisi. Ella può e vuole sempre ciò che che contribuirà maggiormente alla nostra perfezione se tuttavia lasciamo fare a Dio. La fede non dubita. Più i sensi sono infedeli, ribelli, disperati, insicuri, più la fede dice: "Tutto è Dio! Tutto va bene!" (...) La fede va al di là di tutto e, qualsiasi sforzo facciano le ombre, ella le attraversa per andare fino alla verità, l'abbraccia sempre con fermezza e non se ne separa mai. (...)
La fede è la luce del tempo. Lei sola raggiunge la verità senza vederla, tocca ciò che non sente, vede tutto il mondo come non ci fosse affatto, guardando altro di ciò che appare. E' la chiave dei tesori, la chiave dell'abisso, la chiave della scienza di Dio. (...Quando un'anima ha ricevuto l'intelligenza della fede Dio le parla attraverso tutte le creature. L'universo è per lei una scrittura vivente che il dito di Dio traccia senza sosta davanti ai suoi occhi.